Promuovere iniziative rivolte a sensibilizzare la comunità sulle problematiche di fine vita e sulla funzione delle cure palliative.

Offrire supporto per migliorare la qualità della vita del malato fino alla morte Offrire sostegno alle famiglie per affrontare la malattia e il lutto.

Proporre iniziative finalizzate alla promozione dell’Associazione e alla raccolta di fondi per finanziare le attività.

Contribuire economicamente a migliorare i reparti di Cure Palliative e a sostenere la formazione del personale.

COS’ È UN HOSPICE
È un reparto ospedaliero un po’ particolare. I posti letto sono riservati ai malati in fase avanzata di malattia che, per motivi legati alla situazione familiare o alla malattia stessa, non sia possibile assistere al domicilio. Questa struttura cerca di ricreare il più possibile l'ambiente domestico; le camere singole possono essere personalizzate, è permesso a parenti ed amici di accedervi in ogni momento della giornata e ad un familiare che lo volesse di rimanere anche la notte, è anche presente una piccola cucina dove i malati o i loro familiari possono cucinare se lo vogliono.
Forse perché ho vissuto personalmente la gran differenza tra la perdita improvvisa di una persona cara (la madre nel mio caso) e la morte annunciata, da cancro, lenta e lungamente preparata dell’altro genitore, mi sono spesso chiesto quale dei due tipi di morte poteva essere preferibile e quale, al limite, ci si potesse augurare anche per se stessi.
Ora che per lavoro mi trovo spesso ad essere spettatore di morte, questo quesito mi si propone ancora più spesso. Non è facile per nessuno e neppure per noi che lavoriamo in un servizio di cure palliative, che pure la vede inesorabilmente giungere abituarci all’idea della morte; di sicuro col passare del tempo non si è più colpiti come le prime volte, ma questo non significa cinismo ne assuefazione.
La sensazione che si prova è difficile da esternare, spesso mascherata dalla necessità di mostrarsi forti e saggi, perché è quello che si aspettano da noi parenti e conoscenti del morente, anche se il coinvolgimento personale può essere difficile da nascondere. Una cosa però la si impara presto, quando si è spettatori e accompagnatori di tante morti: a capire come arriva, quando il malato se ne accorge e come l’accetta o la rifiuta, e anche come si prepara all’evento.
La morte da cancro è una morte lenta, progressiva, annunciata dall’evolversi della malattia stessa, dagli esami e dai referti medici il malato ha tutto il tempo di accorgersi, di riflettere, di capire che cosa sta cambiando nel proprio corpo, in una parola di viverla. Spesso si sente dire, da chi sta bene, che sarebbe preferibile morire improvvisamente, senza accorgersi, con il classico “colpo".