I soci dell’Associazione sono persone che, compiuto il diciottesimo anno di età, ne condividono le finalità e che, a vario titolo, contribuiscono a sostenerla, sensibilizzando comunità, istituzioni ed enti rispetto all’importanza delle cure palliative e degli interventi contro la sofferenza inutile. Alcuni di questi sono volontari che prestano attivamente il loro impegno in ambiti diversi: direttivo, segreteria, reparto, iniziative sul territorio.

Le Messe annuali
Un momento di pedagogia sociale
Dall’apertura dei Reparti di Cure Palliative è consueta una S. Messa annuale in memoria di tutti coloro che sono stati curati nei Reparti e che ci hanno lasciato.Dopo la celebrazione segue un ricco e semplice buffet con cose buone preparate dai volontari. Questo momento non è una semplice ricorrenza, ma una vera celebrazione nella quale i partecipanti rivivono e vivono qualcosa dentro…
La consuetudine che caratterizza questo appuntamento è tipica della ritualità: un tempo e uno spazio prestabilito per ricordare, ri-pensare, ri-vivere un’esperienza che è personale e insieme comunitaria, per ridirsi il senso o i significati di queste esperienze, a cui si tende e in cui ci si riconosce.
E in questo senso nelle società tradizionali molta pedagogia la facevano i riti... Oggi viviamo in un’epoca i cui i riti collettivi si sono rarefatti o svuotati di valore, un’epoca in cui siamo più sollecitati a vivere in solitudine le nostre esperienze, i nostri dolori, le nostre gioie, le nostre scelte…
Forse per questo apprezziamo un momento così come la messa e il buffet annuale: ci si ritrova familiari, operatori, volontari, amici e sostenitori insieme, accomunati dall’aver, pur in modo diverso, accompag nato qualcuno sino alla fine. Si riprende un filo che ci ha legato (ricordi e vissuti), ci si dice come va oggi, come continua quella trama in cui s’intrecciano altri fili della vita che va avanti.
A volte il racconto è con le parole, talvolta solo con lo sguardo e con la presenza. Questi appuntamenti, inoltre, sono anche “far memoria” di quella fragilità e vulnerabilità che la malattia, ancor più quella grave, ci mette davanti.
Una condizione comune, propria del nostro essere uomini e donne, che se riconosciuta ci fa sentire uguali e capaci di condivisione.

I Soci dell'Associazione